domenica 30 aprile 2017

Scalza nella valle dei cocci.

La stessa stanza della prima notte.
Lo stesso odore, quasi.
Per quanto si sforzino di dare una parvenza di asettico c'è sempre quell'odore di disinfettante, feci e urina, odore di vecchio e sporco, odore di disperazione, e in dissolvenza un vago odore di cibi in preparazione che proviene dalle mense a rendere il tutto ancora più nauseante, se possibile.
Il ronzio del compressore del letto antidecubito, rantoli catarrosi e lamenti.
E l'odore, mioddio l'odore.

Stringo i denti, infilo i guanti e mi nascondo dietro al miglior sorriso che ho.
E trattengo i conati a stento.

Dover dare coraggio a qualcuno che nemmeno conosci, quando tu per primo vorresti averne.
Dover trovare la forza chiedendoti se davvero ne hai ancora.
La vita ha uno strano senso dell'umorismo, con me per lo meno.
Mi fa lottare anni per trovare equilibri che come raggiungo mi infrange.

Stringo i denti, sento qualcosa che tenta di risalirmi in gola.
Faccio il mio dovere.
Infilo mani, sento un corpo molle e fragile, sento il calore delle feci e delle urine tra le mie mani, penso che dovrebbero fare un isolamento termico per i guanti per ovviare alla cosa, penso che io debba rimanere con un'espressione neutra e serena sul viso, penso che se potessi scapperei via urlando come una pazza.

Stringo i denti.
DEVO farlo.
Vorrei un briciolo di quella vocazione di chi lo sceglie consapevolmente come lavoro, vorrei avere un briciolo del loro coraggio, un briciolo della loro preparazione, un briciolo del loro amore che gli permette di fare tutto nel migliore dei modi, un briciolo del loro stomaco.
Ma forse la differenza sta nel fatto che loro, appunto lo hanno scelto .
Io no.
Io sono costretta a farlo.

Vorrei pensare che lo sto facendo per me. Per il mio futuro.
In parte potrebbe essere anche così.

Ma lo sto facendo principalmente perchè mi sono fidata.
Perchè mentre mi fidavo ho smesso di proteggere me.
Perchè per fidarmi ho dovuto buttare nel cesso ogni parvenza di piano B.
Perchè ho creduto a delle promesse che non avevo nemmeno chiesto e che oltre a non essere state mantenute sono state rotte con la facilità con cui uno si cambia le mutande.
Lo sto facendo perchè non ho scelta e perchè mi sento in trappola e con la paura di non farcela.

Una vita intera a cercare di non finire in mezzo ai guai e ora eccomi qua, a sguazzare in mezzo alla morienza dove non puoi fare nulla se non cercare di dare conforto e sollievo.

Se non rischiassi di vomitare riderei forte e di gusto, giuro.

IO che dovrei dare conforto e sollievo.
IO.
Io che cammino spaesata e senza meta, io che mi sento disorientata e impaurita, io che mi sento vuota, arida e delusa.
Conforto e sollievo.
Certo.

Ora lo si coglie meglio il senso dell'umorismo di cui parlavo, immagino.
La vita, per me almeno, è sempre stata questo:
ti impegni, dai il massimo, dai tutto.
lotti, resisti, in alcuni casi sopporti pure, e lo fai perchè ci credi, lo fai perchè stai costruendo qualcosa che vuoi che duri nel tempo, stai mettendo le basi  per una serenità futura e tutte le migliori cose del mondo, e vai avanti a testa bassa perchè ci credi pure, in quello che stai costruendo.

Poi senti il  "click" sordo e metallico della sicura della granata che si sgancia e che NON sapevi di avere sotto al culo.
E quel  "click" significa che sei fottuto.

E' una frazione di secondo, un attimo infinitesimale dilatato e rallentato in cui riesci a pensare di tutto, in cui sai perfettamente che finirai a brandelli.
E' un attimo.
Dall'esplodere in mille pezzi a ritrovarsi a pulire merda appena fatta lottando con ogni cellula del tuo corpo per non vomitare, cercando di non guardarla troppo quella merda, perchè è un attimo anche lì: se la guardi, se lo fai, rischi davvero di renderti conto che quella merda è la tua vita.

venerdì 13 gennaio 2017

Il Gatto Nero Torna a Casa...

Due anni quasi esatti dall'addio convinto e rabbioso, eppure rieccomi qua.
Perchè in tutto questo tempo ho scritto i miei post nella testa, ed è faticoso tenerli tutti a mente, è doloroso rendersi conto che alcuni pensieri sono andati, persi, come polvere nell'aria.
E in due anni ne sono successe davvero tante, troppe.
Ho bisogno di questo posto, E' necessario, vitale, un qualcosa che le mie viscere chiedono e pretendono,
Magari sono cresciuta, cambiata, ma con la solita voglia di graffiare, lasciare un segno, un ricordo, un input, qualunque cosa che non mi faccia fluttuare inerme nel pulviscolo di parole inutili che mi circondano.
Grazie a tutte le persone che hanno spinto per questo, anche se quello che scrivo è principalmente per me, è bello poter condividere e trovare un'utilità in questa condivisione.

venerdì 16 gennaio 2015

Arrivederci

Non pensavo che sarei mai arrivata a dirlo.

No davvero.
Avere questo blog era una gioia immensa, poi qualcosa si è rotto.

Non capivo bene cosa, sapevo solo che ogni volta che mi trovavo davanti alla pagina vuota cominciavano i guai.
Mille domande, mille paure, mille dubbi che mai mi ero fatta qui, perchè questo era il mio porto franco, la mia isola felice, il luogo dove potevo esprimermi e confrontarmi, nel bene e nel male, con tutti quei pazzi lettori affezionati che avevo.

Mi sono ritrovata a scrivere ovunque: agende, foglietti sparsi, tovagliolini... ovunque davvero....

Tranne che qui.

Poi mi sono costretta a fermarmi, a pensare al perchè non provassi più gioia a scrivere nel blog, e ho capito che nel corso degli anni tante cose sono cambiate, tante persone sono entrate e uscite dalla mia vita... E questo ritengo sia normale, non mi infastidisce il fatto che persone che sono state parte della mia storia tornino qui, di tanto in tanto, per nostalgia, per curiosità, per quello che je pare.
Hanno comunque fatto parte della mia vita.

Non mi importa nemmeno che estranei approdino qui, commentino senza conoscere, perchè ritengo che anche quello sia un modo per confrontarsi, se si rimane nel limite del rispetto reciproco.

Quello che proprio non tollero e lo ritengo al pari di una violenza fisica è quando persone che sanno chi sei, ma non ti conoscono davvero, vengono qui a spiare, perchè DEVONO sapere, perchè DEVONO poi spargere veleno, perchè a conti fatti la loro vita fa talmente tanto schifo per tutta una serie di cazzate che continuano a portare avanti senza poter avere una via d'uscita e l'unico svago è cercare di avvelenare o tentare di rovinare la tua. 

Quindi, visto che nella vita ci si evolve, si evolverà anche questo blog.

Me ne vado da qui, non per darla vinta a chi rovista tra le mie viscere, ma per liberarmi di loro.
Me ne vado perchè ho un bisogno folle di  condividere la mia vita su pagine virtuali e voglio continuare a farlo da persona libera, quale son sempre stata.
Io devo andare.

Perchè le mie scelte le pondero bene prima di portarle avanti, in modo tale da non ritrovarmi di notte ad abbracciare le coperte e a piangere pensando di non essere sentita da nessuno, come capita invece a chi tenta di avvelenare la mia vita.

Questo blog si trasferirà.
Cambierà tutto, e non sarà di certo facile ritrovarmi.
Ai vecchi lettori che conosco darò il modo di seguirmi, naturalmente, a quelli che non conosco ma che vogliono continuare a seguirmi chiedo di mandarmi una mail e darò il nuovo indirizzo.
Agli spioni invece un SUCATE formato condominio.

E' stato un enorme piacere condividere tutto quello che ho condiviso con voi.
Davvero.

Grazie di cuore.

Ah... state sereni, il mio compagno mi ha fatto sapere che la notte, mentre dormo, spesso rido in modo davvero saporito. Insolito, no??

Vi voglio bene.





sabato 4 ottobre 2014

Silenzio.

..E poi ti rendi conto che quello di cui hai davvero, davvero bisogno è solo un pò di silenzio.
totale, immoto, liquido, ovattato, caldo, rassicurante
silenzio.

Perchè sinceramente non ce la potrei fare, a smistare la marea nera di fragorose cazzate che s'infrangono rumorosissime sulla mia faccia.

La comunicazione tra esseri umani dovrebbe, potrebbe essere la cosa più semplice del mondo, ci abbiamo inventato una lingua, perdio, chiara e inequivocabile, e invece no!! Siccome siamo esseri umani dobbiamo necessariamente complicare tutto.
Ovviamente, sempre in qualità di esseri umani, e quindi "evoluti" e "superiori" per farlo usiamo il modo più semplice, mica siamo coglioni... E il modo più semplice è mentire.

Oh, la menzogna per certi è arte, per altri patologia, ma è pur sempre menzogna: ma l'assioma del Dott. Gregory House vuole che "tutti mentono", quindi o ci si adegua, o ti rendi conto di avere assolutamente bisogno di silenzio.

C'è chi si nasconde dietro malattie di parenti ( a buon bisogno già defunti da anni) pur di giustificare un comportamento scorretto;
Chi giura sui defunti, che fa sempre un certo effetto, diciamolo, per aprirsi strade e rendersi credibile;
Chi, di berlusconiana memoria "sulla testa dei propri figli";
Chi ti attribuisce colpe che non hai pur di uscirne moralmente vincitore;
Chi fa dell'inganno la sua unica forma di vita.

Non riesco più a rimanere delusa, sinceramente.
Ho ottenuto un inaspettato distacco per sopravvivere, e devo dire che contrariamente a chi vive così mi riesce decisamente bene visto il risultato.
Diciamola tutta, se la gente è in maggioranza così non mi chiedo più il perchè, non ho tempo per cercare di cambiare le cose.
Sticazzi.
Solo che ho bisogno di silenzio.
Per forza.
Perchè anche se fondamentalmente non me ne frega un beneamato so che potrei in un attimo zittire tutto e tutti.
E senza nemmeno gridare.
Per cui, per il vostro bene, smettetela di raccontare a me le vostre stronzate e continuate a raccontarle a chi vi crede, o a voi stessi, come vi pare..
e a me, lasciatemi il mio cazzo di silenzio.


venerdì 12 settembre 2014

Non c'è MAI fine al peggio.

No, non c'è MAI fine al peggio.
Però uno a un certo punto della sua vita pensa di averle viste e sentite ormai tutte, e di essere in qualche modo non dico al sicuro, ma di certo rafforzato.
E INVECE NO.

Dopo il peggio, c'è altro peggio, non prendiamoci per il culo.

Dicevo di avere un lavoro splendido.
Un lavoro che ti permette di fare la differenza, di crescere, di aiutare e sentirti parte di qualcosa...
E quando parlavo in questi termini con i miei colleghi anziani sono sempre stata frenata, in qualche modo...E ora capisco perchè.
Lavorare nel sociale, nel sostegno nel mio caso, è un'esperienza durissima: una sfida continua contro i tuoi limiti, contro i limiti dell'ignoranza della gente, contro l'arroganza di chi ti si mette accanto sabotando il tuo lavoro, contro chi si prende i tuoi meriti, contro i pregiudizi...Quasi contro tutto e tutti, e questo per il benessere di un solo individuo. Lo faccio da anni con passione, lo faccio dando il massimo e fregandomene dei pregiudizi, dei meriti rubati, dell'altrui arroganza e via dicendo. 
Sto comunque facendo qualcosa per questa persona. Punto. Il resto sò stronzate enormi.

Ma poi, ti metti a guardare il tuo lavoro, quello che è stato fatto da anni fino ad oggi, e ti rendo conto che qualcosa non va.

Ti rendi conto del fatto che avendo ottenuto 5 da una persona che secondo gli standard poteva tirar fuori al massimo 2, allora ti si chiede 10.
Che per carità, ci starebbe tutto, se non ci fossero limitazioni che andrebbero considerate.
E ti rendi conto che tu, volendo, quel 10 puoi anche tirarlo fuori dalla persona che dovresti aiutare, frustrandola, pungolandola, stressandola e massacrandola...per cosa??

A cosa serve sapere a memoria le Catilinarie se poi non distingui un euro da 50 cents ?
A cosa serve sapere come funziona una disequazione se poi hai difficoltà anche a reggerti in piedi?
A cosa serve sapere vita e opere di Catullo se poi non riesci a vestirti, o a fare le cose che noi facciamo in automatico, cose banali alle quali nemmeno pensiamo, per quanto ci escono meccaniche.

Delle Catilinarie ricordo qualcosa. Grande opera, certo, ma all'atto pratico vivrei benissimo anche ignorando la sua esistenza.
Le disequazioni prescindono da tutto ciò che è il mio mondo. Nonostante tutto riesco a fare spesa senza che mi freghino sui resti. 
Fico, no?

Mi viene da pensare che io non stia facendo abbastanza, o che stia seguendo la strada sbagliata.
Mi viene da pensare che se sono un'assistente per l'autonomia e la socializzazione, dovrei quantomeno cercare di renderla autonoma, 'sta persona, prepararla un minimo a gestire le cose banali e meccaniche che per lei non sono affatto banali e meccaniche, tutt'altro.

Ma invece devo stare lì, a scuotere e pungolare perchè 'ste cazzo di Catilinarie DEVE saperle a memoria, non sia mai...
e il resto si perde tutto chissà dove.
E mi sento davvero inutile per quella persona che mi hanno affidato da anni e che dovrei aiutare, mi sento come se la stessi tradendo per colpa delle altrui aspettative.

..mi viene anche da pensare che ormai il sostegno è diventato solamente un modo per sollazzare l'ego di genitori che non accettano il problema dei loro figli e si aspettano il miracolo, caricando te di responsabilità, chiudendo gli occhi per non vedere e aspettandosi cose che sarebbe assurdo chiedere anche a chi, quelle limitazioni non le ha.
Ma non è colpa loro, che sono solo dei genitori che cercano di affrontare la cosa al meglio delle loro possibilità, da soli.
E quindi diventa naturale che la loro creatura anche se vessata di problemi e attività debba sapere le Catilinarie a memoria, pur ignorando le cose pratiche della vita. Per quelle in qualche modo si farà.

martedì 2 settembre 2014

Blood Brothers


" E se tu potessi fare una passeggiata nel giardino della vita,
Cosa ti aspetteresti di vedere?
Solo uno specchio che riflette momenti della tua vita,
e nel fiume i miei riflessi"

Se potessi fare una passeggiata nel giardino di quella che è stata la nostra vita
mi ricorderei quella passeggiata nel bosco fino a che non arrivò il buio e ci dovemmo affrettare per ritrovare la macchina,
Ricorderei l'odore di stucco e di vernice all'alba,
le sbronze epiche e i boccali rubati,
ti ricorderei abbracciato a me, ancora piccolo e indifeso, tu, che ho amato e difeso ancor prima che venissi fuori da quel pancione tondo e gonfio di tua madre.


" E mentre guardi tutto intorno al mondo in allarme 
Che cosa vedi ? Pensi che abbiamo imparato ? "

Ma ti ho visto mentre ti allontanavi coperto solo di freddo e di indifferenza. Ho sentito i nodi dentro di me sciogliersi per una distanza enorme fatta di silenzi che lentamente mi ha bucato il cuore.

" Ci sono momenti in cui sento di avere paura per il mondo
Ci sono momenti in cui provo vergogna per noi tutti
Quando stai fluttuando su tutte le emozioni che provi
E considerando il bene e il male

Conosceremo mai qual è la vera risposta alla vita ?
Puoi dirmi veramente che cos'è la vita ?
Probabilmente tutte le cose che consideri preziose per te
Potrebbe venire spazzate via proprio della mano del fato "

Ricordo quando mi hai detto che non ero in grado di tenere uniti nessuno di noi.
Ricordo il male che mi hanno fatto quelle parole. Lo sento ancora quel dolore, ed è lenito solo dalla consapevolezza che non ti sei mai soffermato realmente a comprendere quanto dolorosa e difficile fosse la mia vita, quanto difficile e doloroso fosse per me sentirmi così esclusa da voi.

"Quando pensi che abbiamo esaurito tutte le nostre opportunità
E la possibilità di aggiustare tutto,
Continuare a fare gli stessi vecchi errori
Rende così facile non modificare gli equilibri
mentre viviamo le nostre vite sull'orlo
dì una preghiera sul libro dei morti" 

Potrebbe essere tutto migliore, si. Potrebbe. Se solo si volesse. Se solo si smettesse di dar retta all'orgoglio, se solo si guardasse in faccia la realtà delle cose.
Un tempo eravamo diversi. Un tempo ci amavamo come i fratelli di sangue che siamo. Un tempo. 
Ma non capisco cosa sia accaduto, non conosco più chi sei, non so più cosa muova le tue azioni, cosa si nasconde nel tuo cuore, dove comincia il bene e finisce il male, cosa ti abbia chiuso in un silenzio freddo e arido. 

" E se hai intenzione di fare una passeggiata nel giardino della vita"



Credits: " Iron Maiden, Blood Brothers"

mercoledì 23 luglio 2014

I figli ti portano sempre il conto

Ero nel bus.
seduta, catatonica a fissare il panorama del tragitto sempre inesorabilmente uguale, al limite dell'encefalogramma piatto.
Fermata.
Sale una tizia, sui quarantacinque anni, ingioiellata oltre l'inverosimile e con vestiario vistosamente di marca che si siede proprio davanti a me, estrae il suo cellulare ultimissimo modello e inizia una conversazione a voce fastidiosamente alta:

" A me non me ne frega un cazzo se tu sei stanco e hai bisogno di un giorno per riposare, ti vieni a prendere tua figlia prima."

"Ti ho detto che non me ne frega un cazzo. E non me ne frega se stanco morto ti devi fare un sacco di strada per prendere tua figlia, ti ho detto che la devi prendere, sennò te la scordi proprio."

" E allora? Ho cambiato idea. Io cambio idea quando cazzo mi pare, se prima ti avevo detto vabbè adesso ho cambiato idea, quindi se ti sta bene si fa come dico io, se non ti sta bene ti attacchi al cazzo e ti scordi di vederti tua figlia quest'estate. "

E ha chiuso la conversazione, facendone partire un'altra:

" Mi sono incazzata con il coglione. Conferma per la partenza che tanto se la viene a prendere.Ciao amore..."

Chiusa anche questa conversazione ne fa partire immediatamente un'altra:

" Ho chiamato tuo padre...lui vorrebbe prenderti il giorno dopo, ma mamma parte, lo sai, ho provato a spostare ma in agenzia ci hanno detto che non si può fare..perdiamo tutta la vacanza sennò.....Tu chiama papà e digli che hai tanta voglia di stare con lui, così viene e stiamo tutti tranquilli. (....) Ma no che non è stanco e poi scusa, mica si può stare ai comodi suoi...e se c'ha voglia di vederti lo fa, sennò è uno stronzo...Tu però fai come ti ha detto mamma, digli così. Ciao, ci vediamo dopo, adesso devo scendere"

GELO.

Durante la conversazione che tutti hanno sentito, mi voltavo per cercare di capire PERCHE' nessuno si alzasse e desse una sonora fracca di botte a quell'ignobile puttana, e vedevo le facce perplesse e indignate dei pochi passeggeri.
Che sicuramente erano indignati e perplessi solo per il tripudio di sonori cazzi che venivano declamati a gran voce dalla "signora", e non dal contenuto della conversazione.

Vengo da una famiglia di separati, certo, ma queste dinamiche non le ho mai nè vissute, nè comprese.
E dire che il mio "adorato" paparino ( patrigno, a dire il vero, ma questa è un'altra storia...) era uno stronzo bastardo di prima categoria, una merda umana con la quale fortunatamente non condivido nemmeno un legame di sangue, una persona scorretta, meschina, marcia.
Ma mia madre, per quanto folle poteva essere, per quanto provata, distrutta e delusa dall'uomo che amava e che la stava consumando ogni giorno di più mai una volta ci ha messo contro quell'individuo.

Mai.

Non solo ne avrebbe avuto tutti i motivi del mondo, ma nessuno poi, alla luce dei fatti, avrebbe potuto condannarla o criticarla per questo.

Eppure non l'ha mai fatto.

Ha lasciato che ci sbattessimo il muso da soli, e non per menefreghismo, ma per farci capire realmente chi fosse quella persona che noi, con tanta fiducia e amore, chiamavamo "papà".
E, senza bisogno di parole, senza bisogno di spiegazioni, semplicemente com'è naturale che sia abbiamo compreso tutto.

Nel bus ho pensato a questo.
A quanto cattive possano essere le persone, a quanto si debbano spingere in basso per un senso di rivalsa, di vendetta, nei confronti di qualcun altro.
Mi ripromisi di evitare come la peste uomini separati, perchè davvero, vedere un uomo castrato e trattato in quella maniera mi avrebbe solo fatto star male, e non sarei di certo stata in grado di aiutarlo o fare qualcosa.
Ma a volte le promesse si infrangono, no?
E parecchi mesi dopo mi imbattei nel mio compagno, che ha un ex moglie decisamente irragionevole e calcolatrice, molto simile alla "Gran Dama" del bus.

Con mia sorpresa ho imparato a gestire queste dinamiche, ho imparato ad aiutare il mio compagno, insieme adesso riusciamo a superarle.

Ma non smetto mai di pensare a quella donna sul bus, alle sue parole, alla cattiveria al modo in cui tirava i fili, persino nei confronti di sua figlia, per portare avanti i suoi interessi, la sua cazzo di vacanza. E ci penso sempre, quando queste dinamiche si verificano sul mio compagno.

Mi piacerebbe tanto chiedere a queste "femmine" che cosa scatti loro per sporcarsi così, vorrei tanto capire che razza di merda hanno nel cuore, come possono sentirsi a posto con la loro coscienza, ammesso che ancora ce l'abbiano, mi piacerebbe tanto far capire loro che per quanto vogliano rovinare la vita a una persona, se giocano sporco tutto, prima o poi gli si rivolterà contro con una violenza tale da travolgerli.
Perchè magari non esisterà la giustizia, ma la verità si, ed esce fuori sempre quando meno te lo aspetti.

E I FIGLI, TI PORTANO SEMPRE IL CONTO, INSIEME ALLA VERITA'.

Amavo il mio patrigno.
Lo adoravo, davvero. L'ho sempre chiamato papà, l'ho sempre considerato mio padre, un pezzo di me.
Ma la verità è venuta a galla, all'improvviso.
Ed è venuto fuori chi fosse realmente quell'uomo, e insieme alla verità è venuto fuori il dolore, l'incredulità, la rabbia, la paura.
Non c'è stato bisogno di giochetti, nessuno ha dovuto manipolare nessun altro, e quando gli abbiamo chiesto "perchè?" ha tirato fuori davvero il peggio di se, anche se davvero non credevamo che potesse essere peggio.

Sono più di 10 anni che non parlo con lui.
L'ultima volta che l'ho visto si è avvicinato a me, come se nulla fosse, e come se nulla fosse ha iniziato a chiacchierare, come se fosse tutto a posto, tutto normale.
Nè una rimostranza, nè una parola di scusa, nemmeno un briciolo di imbarazzo. Niente.
Mi sono sentita come se un tizzone rovente mi avesse attraversato il cuore, non ero più io, ma la mia rabbia che viveva e finalmente trovava il coraggio per farsi sentire.
Ho sputato per terra, l'ho guardato in faccia e gli ho detto " Prima o poi invecchierai. Ti cagherai nelle mutande e non ci sarà nessuno ad aiutarti. E sappi che comunque sarà troppo poco."

Lo rifarei tutti i giorni della mia vita.

E mi auguro che riescano a farlo tutti i figli manipolati e ingannati da questa gente di merda che non è degna di sentirsi chiamare "mamma" o "papà".

Perchè i figli, anche se fa male, il conto devono in qualche modo pareggiarlo.