martedì 3 ottobre 2017

La morte del Grande Harry Houdini

Io mi divincolo.
Non sono mai stata brava nel contatto fisico.
Abbracciare, accarezzare, prendere per mano per me sono cose lontane e amene.
E mi divincolo quando vengo abbracciata.
Non perchè non mi piaccia, tutt'altro, ma nella mia mente contorta quel gesto così piccolo e semplice  è tanto profondo e intimo che dovrebbe contenere qualcosa, ma a conti fatti gli abbracci sono semplici contatti freddi e sterili, strusciare di pelle stanchi e inutile e mi infastidiscono.
Il sentirmi in balia di altrui braccia , io che sono sicura solamente delle mie, mi paralizza, mi fa sentire inerme, mi disorienta e destabilizza.
E allora mi divincolo.
Dopo anni di esperienza ormai, lo faccio con garbo e delicatezza anche se ho l'anima di una sguisciosissima anguilla selvaggia.
E sono sopravvissuta più o meno a tutto nella mia vita, divincolandomi.
Fierissima di ogni mia fuga riuscita con l'ego tronfio come quello del Grande Harry Houdini all'apice della sua sfolgorante carriera.
Ma poi, inaspettatamente arriva quel giorno.
Mi sono ritrovata avvolta, completamente, in qualcosa di caldo, confortante, amorevole e forte.
Nodo in gola e miscuglio di sensazioni violente che mi esplodono letteralmente una ad una in testa.
E' avvoltolarsi nella mia copertina preferita in un inverno grigio e piovoso, è la goccia d'acqua gelata che ti scivola sulla schiena arroventata sotto al sole feroce di agosto, è un ronzio morbido e ovattato nel silenzio più cupo, sa di bello, sa di buono, sa di casa e sa di pace.
E' come mangiare qualcosa per la prima volta. Qualcosa talmente buono che non riesci a smettere.
Ho tutti i sensi accesi e tesi , non vorrei che finisse mai, mai, mai.
E il ronzio morbido e ovattato si fa scatto secco e metallico come il suono sordo del grilletto di una pistola.
E io mi divincolo, cercando di schivare il colpo, cercando di non morirci dentro quella poesia violenta e dolorosa che non dovevo, non dovevo sentire.

mercoledì 6 settembre 2017

Belle di notte

Da bambina casa mia, una delle tante, si trovava in una viuzza del centro.
Era una viuzza fatta di ciottoloni consumati e lisci, con ciuffi d'erba che spuntavano impavidi e incuranti dello scalpiccio dei nostri piedini che rincorrevano un pallone o qualunque altra cosa rapisse la nostra attenzione labile e vivace.
E c'erano le belle di notte.
Io non capivo il mistero che si celava dietro a queste piante che mai prima di quell'epoca avevo visto. Sbucavano dal cemento e lí rimanevano, crescendo verdi e forti e poi, all'improvviso spuntavano tutti questi fiori a trombetta che si aprivano solo di notte.
Ad ogni portone c'erano enormi cespugli di belle di notte.
Quelle viuzze di ciottoli, con i portoni sgangherati e la gente che si parlava da finestra a finestra, e quasi non si vedeva il cielo per quanto erano strette, con i fili a carrucola per stendere i panni che gracchiavano come cigni morenti ogni volta che qualcuno li usava.
In qualche modo c'era della poesia inespressa in tutto questo. C'era l'innocenza, la mia, la curiosità e la fiducia nel futuro, nonostante lo squallore e la povertà in cui si viveva.
E poi stasera.
In preda a una frenesia smaniosa e arrabbiata sono uscita sola, a macinare passi pensando incessantemente, isolata dal mondo grazie a un lettore mp3.
E non so come ero lí, ed era tutto uguale a mille anni fa. Gli stessi portoni sgangherati ancora più sgangherati, gli stessi fili a carrucola per i panni ma silenziosi e vuoti, le stesse belle di notte prepotentemente fiorite.
Ed ero lí. Grande, senza aver concluso nulla di quello che avrei voluto, con una vita vissuta a metà, cassetti pieni di sogni archiviati, senza un senso di appartenenza, senza una radice, senza nulla.
Ho sentito i miei passi di bambina correre verso il niente, e ho visto le belle di notte sfiorire, lentamente.

lunedì 14 agosto 2017

Orizzonte

Mi viene da pensare a quanto una persona possa lottare. Quanto possa resistere ai colpi della vita, quanto possa tenere duro mentre tutti i suoi sogni o le poche speranze rimaste si infrangono in mille pezzi, quanto sia vicino il baratro.
Lo penso da sei mesi, durante i quali è accaduto di tutto. 
Lo penso da una vita, durante la quale ho dovuto lottare anche per l'aria che respiravo.
Ma comincio a credere che se sia così facile giocare con la vita delle altre persone, forse la vita che mi ritrovo a vivere non fa per me, e non ne ho un'altra di ricambio.
Vorrei solo chiudere gli occhi pensando che finalmente sia tutto finito.

domenica 30 aprile 2017

Scalza nella valle dei cocci.

La stessa stanza della prima notte.
Lo stesso odore, quasi.
Per quanto si sforzino di dare una parvenza di asettico c'è sempre quell'odore di disinfettante, feci e urina, odore di vecchio e sporco, odore di disperazione, e in dissolvenza un vago odore di cibi in preparazione che proviene dalle mense a rendere il tutto ancora più nauseante, se possibile.
Il ronzio del compressore del letto antidecubito, rantoli catarrosi e lamenti.
E l'odore, mioddio l'odore.

Stringo i denti, infilo i guanti e mi nascondo dietro al miglior sorriso che ho.
E trattengo i conati a stento.

Dover dare coraggio a qualcuno che nemmeno conosci, quando tu per primo vorresti averne.
Dover trovare la forza chiedendoti se davvero ne hai ancora.
La vita ha uno strano senso dell'umorismo, con me per lo meno.
Mi fa lottare anni per trovare equilibri che come raggiungo mi infrange.

Stringo i denti, sento qualcosa che tenta di risalirmi in gola.
Faccio il mio dovere.
Infilo mani, sento un corpo molle e fragile, sento il calore delle feci e delle urine tra le mie mani, penso che dovrebbero fare un isolamento termico per i guanti per ovviare alla cosa, penso che io debba rimanere con un'espressione neutra e serena sul viso, penso che se potessi scapperei via urlando come una pazza.

Stringo i denti.
DEVO farlo.
Vorrei un briciolo di quella vocazione di chi lo sceglie consapevolmente come lavoro, vorrei avere un briciolo del loro coraggio, un briciolo della loro preparazione, un briciolo del loro amore che gli permette di fare tutto nel migliore dei modi, un briciolo del loro stomaco.
Ma forse la differenza sta nel fatto che loro, appunto lo hanno scelto .
Io no.
Io sono costretta a farlo.

Vorrei pensare che lo sto facendo per me. Per il mio futuro.
In parte potrebbe essere anche così.

Ma lo sto facendo principalmente perchè mi sono fidata.
Perchè mentre mi fidavo ho smesso di proteggere me.
Perchè per fidarmi ho dovuto buttare nel cesso ogni parvenza di piano B.
Perchè ho creduto a delle promesse che non avevo nemmeno chiesto e che oltre a non essere state mantenute sono state rotte con la facilità con cui uno si cambia le mutande.
Lo sto facendo perchè non ho scelta e perchè mi sento in trappola e con la paura di non farcela.

Una vita intera a cercare di non finire in mezzo ai guai e ora eccomi qua, a sguazzare in mezzo alla morienza dove non puoi fare nulla se non cercare di dare conforto e sollievo.

Se non rischiassi di vomitare riderei forte e di gusto, giuro.

IO che dovrei dare conforto e sollievo.
IO.
Io che cammino spaesata e senza meta, io che mi sento disorientata e impaurita, io che mi sento vuota, arida e delusa.
Conforto e sollievo.
Certo.

Ora lo si coglie meglio il senso dell'umorismo di cui parlavo, immagino.
La vita, per me almeno, è sempre stata questo:
ti impegni, dai il massimo, dai tutto.
lotti, resisti, in alcuni casi sopporti pure, e lo fai perchè ci credi, lo fai perchè stai costruendo qualcosa che vuoi che duri nel tempo, stai mettendo le basi  per una serenità futura e tutte le migliori cose del mondo, e vai avanti a testa bassa perchè ci credi pure, in quello che stai costruendo.

Poi senti il  "click" sordo e metallico della sicura della granata che si sgancia e che NON sapevi di avere sotto al culo.
E quel  "click" significa che sei fottuto.

E' una frazione di secondo, un attimo infinitesimale dilatato e rallentato in cui riesci a pensare di tutto, in cui sai perfettamente che finirai a brandelli.
E' un attimo.
Dall'esplodere in mille pezzi a ritrovarsi a pulire merda appena fatta lottando con ogni cellula del tuo corpo per non vomitare, cercando di non guardarla troppo quella merda, perchè è un attimo anche lì: se la guardi, se lo fai, rischi davvero di renderti conto che quella merda è la tua vita.

venerdì 13 gennaio 2017

Il Gatto Nero Torna a Casa...

Due anni quasi esatti dall'addio convinto e rabbioso, eppure rieccomi qua.
Perchè in tutto questo tempo ho scritto i miei post nella testa, ed è faticoso tenerli tutti a mente, è doloroso rendersi conto che alcuni pensieri sono andati, persi, come polvere nell'aria.
E in due anni ne sono successe davvero tante, troppe.
Ho bisogno di questo posto, E' necessario, vitale, un qualcosa che le mie viscere chiedono e pretendono,
Magari sono cresciuta, cambiata, ma con la solita voglia di graffiare, lasciare un segno, un ricordo, un input, qualunque cosa che non mi faccia fluttuare inerme nel pulviscolo di parole inutili che mi circondano.
Grazie a tutte le persone che hanno spinto per questo, anche se quello che scrivo è principalmente per me, è bello poter condividere e trovare un'utilità in questa condivisione.

venerdì 16 gennaio 2015

Arrivederci

Non pensavo che sarei mai arrivata a dirlo.

No davvero.
Avere questo blog era una gioia immensa, poi qualcosa si è rotto.

Non capivo bene cosa, sapevo solo che ogni volta che mi trovavo davanti alla pagina vuota cominciavano i guai.
Mille domande, mille paure, mille dubbi che mai mi ero fatta qui, perchè questo era il mio porto franco, la mia isola felice, il luogo dove potevo esprimermi e confrontarmi, nel bene e nel male, con tutti quei pazzi lettori affezionati che avevo.

Mi sono ritrovata a scrivere ovunque: agende, foglietti sparsi, tovagliolini... ovunque davvero....

Tranne che qui.

Poi mi sono costretta a fermarmi, a pensare al perchè non provassi più gioia a scrivere nel blog, e ho capito che nel corso degli anni tante cose sono cambiate, tante persone sono entrate e uscite dalla mia vita... E questo ritengo sia normale, non mi infastidisce il fatto che persone che sono state parte della mia storia tornino qui, di tanto in tanto, per nostalgia, per curiosità, per quello che je pare.
Hanno comunque fatto parte della mia vita.

Non mi importa nemmeno che estranei approdino qui, commentino senza conoscere, perchè ritengo che anche quello sia un modo per confrontarsi, se si rimane nel limite del rispetto reciproco.

Quello che proprio non tollero e lo ritengo al pari di una violenza fisica è quando persone che sanno chi sei, ma non ti conoscono davvero, vengono qui a spiare, perchè DEVONO sapere, perchè DEVONO poi spargere veleno, perchè a conti fatti la loro vita fa talmente tanto schifo per tutta una serie di cazzate che continuano a portare avanti senza poter avere una via d'uscita e l'unico svago è cercare di avvelenare o tentare di rovinare la tua. 

Quindi, visto che nella vita ci si evolve, si evolverà anche questo blog.

Me ne vado da qui, non per darla vinta a chi rovista tra le mie viscere, ma per liberarmi di loro.
Me ne vado perchè ho un bisogno folle di  condividere la mia vita su pagine virtuali e voglio continuare a farlo da persona libera, quale son sempre stata.
Io devo andare.

Perchè le mie scelte le pondero bene prima di portarle avanti, in modo tale da non ritrovarmi di notte ad abbracciare le coperte e a piangere pensando di non essere sentita da nessuno, come capita invece a chi tenta di avvelenare la mia vita.

Questo blog si trasferirà.
Cambierà tutto, e non sarà di certo facile ritrovarmi.
Ai vecchi lettori che conosco darò il modo di seguirmi, naturalmente, a quelli che non conosco ma che vogliono continuare a seguirmi chiedo di mandarmi una mail e darò il nuovo indirizzo.
Agli spioni invece un SUCATE formato condominio.

E' stato un enorme piacere condividere tutto quello che ho condiviso con voi.
Davvero.

Grazie di cuore.

Ah... state sereni, il mio compagno mi ha fatto sapere che la notte, mentre dormo, spesso rido in modo davvero saporito. Insolito, no??

Vi voglio bene.





sabato 4 ottobre 2014

Silenzio.

..E poi ti rendi conto che quello di cui hai davvero, davvero bisogno è solo un pò di silenzio.
totale, immoto, liquido, ovattato, caldo, rassicurante
silenzio.

Perchè sinceramente non ce la potrei fare, a smistare la marea nera di fragorose cazzate che s'infrangono rumorosissime sulla mia faccia.

La comunicazione tra esseri umani dovrebbe, potrebbe essere la cosa più semplice del mondo, ci abbiamo inventato una lingua, perdio, chiara e inequivocabile, e invece no!! Siccome siamo esseri umani dobbiamo necessariamente complicare tutto.
Ovviamente, sempre in qualità di esseri umani, e quindi "evoluti" e "superiori" per farlo usiamo il modo più semplice, mica siamo coglioni... E il modo più semplice è mentire.

Oh, la menzogna per certi è arte, per altri patologia, ma è pur sempre menzogna: ma l'assioma del Dott. Gregory House vuole che "tutti mentono", quindi o ci si adegua, o ti rendi conto di avere assolutamente bisogno di silenzio.

C'è chi si nasconde dietro malattie di parenti ( a buon bisogno già defunti da anni) pur di giustificare un comportamento scorretto;
Chi giura sui defunti, che fa sempre un certo effetto, diciamolo, per aprirsi strade e rendersi credibile;
Chi, di berlusconiana memoria "sulla testa dei propri figli";
Chi ti attribuisce colpe che non hai pur di uscirne moralmente vincitore;
Chi fa dell'inganno la sua unica forma di vita.

Non riesco più a rimanere delusa, sinceramente.
Ho ottenuto un inaspettato distacco per sopravvivere, e devo dire che contrariamente a chi vive così mi riesce decisamente bene visto il risultato.
Diciamola tutta, se la gente è in maggioranza così non mi chiedo più il perchè, non ho tempo per cercare di cambiare le cose.
Sticazzi.
Solo che ho bisogno di silenzio.
Per forza.
Perchè anche se fondamentalmente non me ne frega un beneamato so che potrei in un attimo zittire tutto e tutti.
E senza nemmeno gridare.
Per cui, per il vostro bene, smettetela di raccontare a me le vostre stronzate e continuate a raccontarle a chi vi crede, o a voi stessi, come vi pare..
e a me, lasciatemi il mio cazzo di silenzio.