E' passato del tempo. Tempo nel quale ho annaspato. Sperando di sanarmi in qualche modo, da sola. Ma accadde oggi. E a ricordarmelo non è stata di certo una stupida funzionalità di Facebook, o del mio cellulare che si ostina a volermi mostrare le mie foto del passato " sperando di farmi felice con i miei fottuti ricordi del cazzo" . No, non c'è traccia di quelli. Ma accadde proprio oggi. Il momento in cui qualcosa in me si ruppe definitivamente. Lo fece in modo silenzioso e devastante, una frana emotiva che trascinò via pezzi, sradicandoli da me. Molti sono tutt'ora dispersi in quel fango gelido e colloso. Quello che sono riuscita a ritrovare ho cercato di ricucirmelo addosso, ma non sta più su, come se mi fossi fatta più piccola, più curva. E ho cancellato tutto quello che poteva essere cancellato, eliminato ciò che andava eliminato e bruciato ciò che andava bruciato. " Sei sempre stata molto brava in queste censure. " Già. Ma oggi un qua...
L'odore di sottofondo, sempre presente, della stufa a kerosene che si inceppava di continuo. Tu che cucinavi. Sembravi serena, dentro a tutto quello squallore. Sembravi felice, ma a guardarti bene si capiva che qualche conto non tornava. La tua pelle olivastra che vira al grigio. Ero piccola ma lo vedevo. Il tuo sguardo che da vivo si faceva acquoso. Ero piccola, ma lo sentivo. La puzza del kerosene. Il freddo, l'odore della passata di pomodoro in brick soffritta male in in aglio quasi arrivato al suo fine vita. Un aglio che, a dirla tutta, invocava pietà. Quell'odore mi ha sempre lasciato l'acidità contratta di uno stomaco non sazio. Di cibo, Di amore, Di gioia. E tu eri lì. In piedi. In mezzo a quel turbinio di odori, tra soffritto e kerosene, ferma, immobile, con lo sguardo acquoso e i gesti lenti, esasperatamente lenti. Io ti vedevo. Ti vedevo ogni giorno, guardare il nulla e preparare quel pasto sterile. Ti sentivo ogni giorno e sentivo l'a...
"Definisci" Ho gli occhi gonfi. La testa pesante, il freddo da stress nelle ossa. "Definisci." "Per favore. Non ho bisogno di essere incalzata, ho bisogno solo di essere capita." Davanti a me una statua di sale. Sapevo che avrei ricevuto questo trattamento, e altrove non è andata meglio. Porte chiuse in faccia, assenze, finti ascolti, il solito. A conti fatti una statua di sale che mi ordina di pensare, non è tutto sto malaccio. Ma sono io che sto male. Ho gli occhi gonfi. La testa pesante, il freddo da stress nelle ossa. "Non è divertente vedere come sei ridotta, come ti trascini e come trascini il peso di quello che DEVI definire." "Non c'è niente da definire. È la vita che a tratti fa schifo, a tratti è anche peggio." "Poco ti si addice il vittimismo spicciolo. Lo so che non vuoi. Ma devi. Dovresti." La statua di sale ha una luce teneramente umana negli occhi, adesso. Ma non ci casco. "Fidati. Davvero. Una volta c...
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